1989
Rassegna Jonica nasce, non a caso, in un momento di profondo travaglio per l’apparato giudiziario, e proprio a Taranto, dove il fenomeno conosce aspetti di particolare gravità: a Taranto, dove per sollecitare risposta ad una insoddisfatta domanda di giustizia, l’avvocatura ha dovuto dolorosamente attuare forme d’agitazione sfociate in una discussa astensione dalle udienze; dove per ottenere uomini che quella giustizia possano amministrare si è dovuto costituire un apposito comitato che assumesse il ruolo d’interlocutore diretto con i vertici del sistema; dove più che altrove è acuto il malessere di una magistratura oberata al limite del collasso e dove, come in un emblematico campionario, sembrano concentrarsi tutte le grandi problematiche del momento storico, per generare – nel contesto di un diffuso squilibrio socio-economico – crescente materia di contesa. Non a caso, si è detto, perché Rassegna Jonica vuole di fatto costituire simmetrico contributo – quanto meno in termini di sforzo propositivo che non è velleitario, ma solo e nonostante tutto ottimistico – alla divulgazione ed alla soluzione degli aspetti giuridici di quei problemi. E ciò anzitutto col rimarcare, a monte di quell’esigenza di crescita indispensabile alla definitiva conquista della dovuta credibilità, il valore primario dell’approfondimento scientifico – inteso come studio, ricerca, analisi – quale presupposto necessario di qualsivoglia rivendicazione. Poi con il proclamare la non meno fondamentale esigenza della collaborazione, del confronto, del dialogo tra avvocatura e magistratura, pur nella distinzione dei ruoli e delle funzioni propria della dialettica processuale, a concorrere nella formazione di indirizzi che, muovendo dalla statuizione sul caso di specie di limitato significato locale, guardino al più vasto panorama delle grandi linee di fondo dell’evoluzione giurisprudenziale e dell’elaborazione dottrinaria. Infine con l’offrire una testimonianza dell’immediatezza con la quale il fervore di studi, di passione, di tensione nel quale l’operatore di diritto civile quotidianamente si consuma lontano dal clamore delle cronache, si traduce nell’indicazione del percorso che conduce alla soluzione dei grandi problemi dei quali si faceva cenno. Un atto di fede nel diritto, in definitiva, ed insieme uno strumento di lavoro: ma soprattutto un responsabile attestato di presenza in una realtà che, ansiosa di riscatto, sia consapevole della necessità di perseguirlo anzitutto secondo giustizia.
1999
Rileggere di una Rassegna Jonica, non può non suscitare emozioni a chi, una dozzina di anni indietro, ebbe la ventura – per ragioni di carattere anagrafico – di trovarsi a capo di uno splendido drappello di giovani entusiasti studiosi, che intesero dare vita ad una rivista giuridica tutta tarantina. Un plauso dunque a questa lodevole iniziativa: seppure il “cartaceo” del primo numero della Rassegna inizia fatalmente a scolorire nel suo posto d’onore della mia libreria, immutabile essendo il valore della ricerca del sapere giuridico e della sua diffusione, ben venga, com’è giusto nell’era dell’informatica, la sua edizione elettronica: ma anche nell’era della “navigazione” sia tuttavia consentito, ad un inguaribile romantico, di evocare, dinanzi alla rinascita della Rassegna Jonica, l’immagine poetica di un volo: quella della Fenice. Il secolo, il millennio che si schiudono siano quindi portatori di rinnovato successo. Insieme a tale auspicio, una sola raccomandazione a chi ne reggerà le sorti: che rassegna Jonica rimanga, come fu pensata e realizzata, scevra da condizionamenti, da ideologie e da etichettature incompatibili con il rigore scientifico di un’opera che voglia significare solo sofferto, consapevole, partecipe omaggio al Diritto.
Avv. Bruno Bonfrate
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